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Sventure
iatture
avversità e infelicità
non hanno impedito agli ottanesi di conservare
amare e praticare
il più genuino carnevale sardo.
E domando:
devesi questo riguardare
come un antidoto naturale che ha iniettato agli ottanesi
per tre gioni consecutivi ogni anno
purissimi antigeni di vitalità e di speranza
indispensabili fonti di esistenza e di luce?
O questo carnevale è da stimarsi un congenito virus
atavico
peculiare a questa popolazione
stabile nel tempo e non labile agli anatemi e ai plasmodi?
Giuseppe Della Maria
